Tortuga Marina Nada En El Ocano Tropical. Colorido Ecosistema De Il Tempo Dei Semplici Luigi Nacci Einaudi 2026. CONDIZIONE: Nuovo Sku: PZZLB127487 ISBN: 9788806270964 Titolo: Il Tempo Dei Semplici Autore: Luigi Nacci Editore: Einaudi Anno: 2026 Pagine: 200 Formato: Rilegato In questo romanzo di confine un figlio racconta i suoi genitori la loro fragilit, la loro forza, la loro irriducibile tenerezza prima che il tempo li porti via. Li guarda splendere mentre si fanno vecchi, nel cuore di una Trieste periferica stretta tra la citt imperiale e le selve balcaniche. Ma il vero fuoco di queste pagine non la vecchiaia n la fine: la vita che le ha precedute e che ancora pulsa. L'epopea quotidiana di due persone semplici che contengono in s un universo. Dopo aver cantato in modo originale e potente la fine dell'amore coniugale ne I dieci passi dell'addio, Luigi Nacci affronta ora un'altra forma di addio: quello, struggente, di un figlio ai propri genitori ancora in vita. Si entra nella lettura in punta di piedi, si attraversano uno dopo l'altro i capitoli brevi e fulminanti trascinati dalla forza della scrittura, e sempre in punta di piedi si arriva alla fine. Commossi. Il tempo dei semplici il libro del figlio: il canto della vulnerabilit, alimentato dal desiderio di salvare tutto ci che di limpido e saggio pu essere salvato in una famiglia sul punto di sgretolarsi, il canto dellamore che si oppone come una diga alla malattia e al tempo. A raccontare in prima persona proprio il figlio, che guarda i suoi genitori immigrato da un Sud povero lui, triestina di un quartiere altrettanto povero lei invecchiare. Loro si amano, loro lo amano, lui li ama, la vita tenace ma la fine inevitabile. La madre che inizia a comprare i ravioli al supermercato anzich farli in casa, il padre che una volta aggiustava tutto e ora si arrende al cospetto delle cose rotte. Non ne comprano di nuove, dice il figlio. La casa piena di cose vecchie e rotte. A volte penso che le cose, per farsi sacre, debbano prima rompersi. Eppure la bellezza a rischiarare ogni gesto: il padre e la madre che salutano il figlio dalla finestra brillando come una stella sola o che fanno mille chilometri per contemplare insieme il tramonto su una panchina, il padre che sposta le lumache nel parcheggio per salvarle o la madre che prende i suoi capelli caduti e li trasforma in coriandoli. Perch anche nellapprossimarsi della fine possiamo splendere. Come in un film muto che di colpo acquista la parola, Nacci ci fa vedere Trieste e le terre che la circondano e quelle ancora pi lontane con gli occhi dei semplici: il padre mandato in caserme di confine senza acqua o elettricit, la madre che ha preso solo due treni in tutta la vita, lo zio portuale che cerca la verit nelle osterie, o i ragazzini figli di istriani, di slavi, di meridionali, di rom che non hanno mai letto una pagina di Svevo o messo piede su una barca ma sanno riparare un carburatore con la bora a 100 km h. la Trieste degli ultimi che si nasconde dentro la Trieste dei fasti mitteleuropei. Un confine dentro il confine. Un margine che pu illuminarci, se lo sappiamo guardare.